Vi è mai capitato di desiderare qualcosa,
ma per un motivo o per un altro poi non lo avete raggiunto? Immagino proprio di
si.. Come sono sicuro che altre volte invece avete ottenuto ciò che
desideravate.. Cosa ci porta a realizzare o non realizzare un obiettivo? Il
90%delle volte dipende da
venerdì 8 febbraio 2013
martedì 22 gennaio 2013
Semplicemente.. Ti Voglio Bene..
la Bibbia
Stamane navigando sul web, mi sono imbattuto nella preghiera che Gianluca Arena, figlio di Bruno Arena il famoso comico dei Fichi d'India, ha rivolto al padre ricoverato in ospedale qualche giorno fa per una emorragia celebrale, nella quale diceva di ammirare molto suo padre e che spera con tutto il cuore di poterlo riabbracciare e dirgli tutte quelle cose che avrebbe voluto dirgli, ma che non ha mai fatto.
martedì 15 gennaio 2013
LA FORZA DEI NOSTRI VALORI.
Non è detto, però, che tutti i presenti condividano le stesse
speranze o gli stessi progetti. Cos’è che muove, infatti, il mondo nel quale
viviamo?
Cosa ci fa decidere di agire in una direzione determinata?
E, più concretamente, cosa ci porta a decidere se condividere o meno
la strada proposta dagli altri?
La risposta la troviamo in una parola: “Valori” Cosa sono i valori?
Essi identificano ciò che è importante per ognuno di noi,
rappresentano quegli impulsi che ci spingono verso qualcosa o che ci
allontanano da qualcos’altro.
Sono, in definitiva, i principi sui quali basiamo
la nostra esistenza ed in funzione dei quali motiviamo le nostre scelte.
giovedì 10 gennaio 2013
DIAMOCI DELLE NUOVE REGOLE
DIAMOCI DELLE NUOVE
REGOLE
In
una società che si rispetti, per una sana e civile convivenza, si sa darsi
delle regole è fondamentale. Le regole ci dicono quello che possiamo o non
possiamo fare, ma anche ciò che dobbiamo fare e i comportamenti da attuare per
non incorrere in spiacevoli conseguenze. Le regole possono essere di due tipi,
scritte o consuetudinarie, cioè frutto di comportamenti ripetuti nel tempo che
creano un’abitudine che diventa di uso comune. Detto questo, anche all’interno
della nostra testa vi sono delle regole, con gli stessi crismi di cui sopra,
racchiusi nei nostri valori più importanti (es. amore, successo, liberta, ecc),
che determinano le nostre scelte, le nostre relazioni e i nostri stati d’animo.
Esse ci vengono “tramandate” dalla famiglia prima e dall’ambiente esterno poi,
e possono essere sia positive (racchiuse in valori che ci portano verso il
piacere, es. amore) che negative (racchiuse in valori che ci portano lontano
dal dolore, es. abbandono). Le regole come nella società, anche nella nostra
testa sono molto importanti, il problema è che se non sappiamo come costruirle,
specialmente quelle positive, possono renderci la vita molto complicata, per
via di tutte quelle condizioni che ci auto imponiamo e che DEVONO
concretizzarsi una dopo l’altra, affinché si possa soddisfare il nostro valore.
Al contrario, alle nostre regole negative, accediamo con più facilità, in quanto
le condizioni si riducono drasticamente e in maniera alternata, questo fa si
che si possa provare più facilmente abbandono anziché amore, con tutte le
conseguenze che una tale situazione comporta. Un giorno mi trovai a parlare con
un ragazzo che di professione fa il broker assicurativo, guadagnava bene, aveva
ottenuto notevoli risultati e aveva passione per il suo lavoro. Egli però non
faceva altro che lamentarsi di quanto in realtà le cose per lui non andassero
come desiderava. Lavorando su i suoi valori, scoprii che al primo posto di
quelli positivi egli aveva il successo, mentre al primo posto dei negativi il fallimento,
già questo di per se non il massimo dato che uno era l’alterego dell’altro.
Successivamente passai ad esaminare le regole che stavano all’interno di questi
due valori, e gli chiesi cosa sarebbe dovuto accadere affinché si sentisse una
persona di successo. Lui mi rispose che si sentiva di successo solo quando realizzava
tutti i suoi obiettivi e quando guadagnava tanti soldi e il capo si
complimentava con lui e quando la gente lo acclamava per le sue capacita e così
via. Stesso processo per la regola negativa, lui provava fallimento ogni volta
che non realizzava un obiettivo o quando non riceveva apprezzamenti da parte
della gente. Come potete ben vedere la sua regola negativa contrastava in
maniera preponderante quella positiva, e questo generava in lui quel senso di
frustrazione che lo portava a non sentirsi di successo, nonostante i risultati,
e a sentirsi molto spesso un fallito. La prima cosa da fare era far
consapevolizzare a lui tutto questo, dopodiché invertire il processo, cioè le e della
positiva si trasformavano in o e viceversa. Fatto questo già la
situazione mutò, in quanto si rese conto che così facendo avrebbe avuto molta
più facilità ad accedere al successo piuttosto che al fallimento. Poi li consigliai
di crearsi una indipendenza dai risultati, in modo da sentirsi di successo
indipendentemente, appunto, da essi, quindi di immaginarsi in una stanza vuota
con pareti bianche e una piccola finestrella che da sull’ambiente esterno,
senza niente di materiale, e trovare il modo di sentirsi comunque di successo,
senza legare quest’ultimo a persone o risultati. Così mi disse che ogni volta
che si sarebbe visto allo specchio o pensato quanto fosse fortunato nella vita,
si sarebbe sentito una persona di successo. Poi passammo alle regole negative, questa
volta li consigliai di esagerare in modo da rendere davvero difficile accedere
a quello stato, così si sarebbe sentito un fallito, solo e soltanto quando,
non avesse raggiunto nemmeno un obiettivo e nessuna persona al mondo gli
avrebbe più rivolto la parola e se non bastasse il capo lo avrebbe fatto andare
in giro con un cartello con su scritto sfigato; direi alquanto improbabile. Qualche
mese dopo ci incontrammo e fui felice nel vedere come la sua vita fosse finalmente
come desiderava.
Bene
avete visto, bastano piccoli accorgimenti per facilitarsi la vita, ora non vi
resta che crearvi le vostre nuove regole, buon lavoro.
Davide Simonetti
sabato 5 gennaio 2013
Se ami, ama apertamente

5. Se ami, ama apertamente
Venti monaci e una monaca, che si chiamava Eshun, facevano esercizio di meditazione con un certo maestro di Zen.
Nonostante la sua testa rapata e il suo abito dimesso, Eshun era molto carina. Diversi monaci si innamorarono segretamente di lei. Uno di questi le scrisse una lettera d'amore, insistendo per vederla da sola.
Eshun non rispose. Il giorno dopo il maestro fece lezione ai suoi discepoli, e alla fine della conferenza Eshun si alzò. Rivolgendosi a quello che le aveva scritto, disse: «Se veramente mi ami tanto, vieni qui e prendimi subito tra le tue braccia».
Quando vi è amore, non esiste paura.
Davide Simonetti
sabato 22 dicembre 2012
QUESTIONI DI IDENTITÀ'...

13. Un Buddha
A Tokyo, nell'era Meiji, vivevano due illustri insegnanti molto diversi tra loro. L'uno Unsho, istruttore a Shingon, osservava scrupolosamente i precetti di Buddha. Non beveva mai alcolici, e non mangiava mai dopo le undici del mattino. L'altro insegnante, Tanzan, professore di filosofia all'università imperiale, non osservava nessun precetto. Quando aveva voglia di mangiare mangiava, e quando aveva voglia di dormire durante il giorno dormiva.
Un giorno Unsho fece visita a Tanzan e lo trovò che stava bevendo del vino, che un Buddhista non dovrebbe mai nemmeno assaggiare.
«Salve, fratello» lo salutò Tanzan. «Ne vuoi un bicchiere?».
«Io non bevo mai!» esclamò Unsho solennemente » .
«Chi non beve non è neanche umano» disse Tanzan.
«Vorresti dire che sono inumano solo perché non mi concedo bevande alcoliche!» proruppe Unsho incollerito. «Se non sono umano, allora, che cosa sono?».
«Un Buddha» rispose Tanzan.
Qual'è la tua identità?
domenica 16 dicembre 2012
LA TUA FORZA INTERIORE...
Sono sicuro che c'è stato almeno una volta nella tua vita un momento in cui tutte le tue certezze per un attimo, o per un periodo molto più lungo, sono crollate. Magari hai cominciato a sentirti solo e, hai cominciato a pensare che superare quella difficoltá fosse impossibile. Premetto che non sono qui per dirti che quelle sensazioni potessero essere allontanate facilmente, anzi, quando ci sentiamo così è davvero molto difficile recuperare e tornare in uno stato mentale produttivo.
Einstein però diceva una cosa: "è impossibile trovare la soluzione ad un problema con lo stesso stato mentale che ha generato quel problema". Probabilmente ho leggermente parafrasato quello che egli intendeva dire, è anche vero che al giorno d'oggi si tende a dare la paternitá di geniali aforismi principalmente a due grandi personaggi del passato: Einstein appunto e, Oscar Wilde. Ma non è questa la cosa più importante, ciò che realmente conta è dare un significato nuovo e più produttivo alle situazioni spiacevoli, in maniera tale da poter uscire efficacemente dallo stato mentale improduttivo e crearne uno nuovo e piu risolutivo.
PICCOLO ESEMPIO:
(coperto da copyright, ma l'autore sono sicuro che non me ne vorrà ;) )
la/il tua/o fidanzata/o ti lascia.
Pensiero automatico: <<oh mio dio!!! E adesso come faccio? lei/lui era tutto per me! Addio giorni felici>> insomma hai capito...
ALTERNATIVA: ok, niente panico, ho passato dei momenti straordinari con questa persona e anche vero che se questa persona è uscita dalla mia vita è perchè forse sta facendo spazio a qualcuno di ancora più adatto.
e tu starai pensando: <<si ma io lì per lì non ci credo a questo pensiero>> ok, ma il primo pensiero automatico...è necessariamente vero?
<era tutto per me!!!> non hai altri affetti? Non hai un hobby?
<<addio giorni felici!!!>> il giorno del tuo compleanno solitamente piangi? Un cane che ha voglia di giocare ti deprime? Una canzone energica ti butta giù? Se la risposta a queste tre domande è si... Come direbbe uno dei formatori che ammiro di più ti dico: <<hai tempo libero? ...suicidati>>
Ovviamente scherzo, però quello che voglio dirti prima di lasciarti è: trova un nuovo punto di vista, soprattutto per le cose più spiacevoli e sorprendenti, perchè sono quelle da cui puoi imparare di più.
Quando sarai in grado di trovare dei lati positivi anche in queste situazioni, saprai che qualunque cosa accada ti renderà solo un/a uomo/donna migliore.
Tu che ne pensi?
Scrivimi un commento e raccontami una situazione apparentemente negativa da cui avresti potuto trarre un insegnamento positivo. (te lo prometto... non ti cadranno le dita se dopo aver letto questo articolo lascerai un commento)
Scrivimi un commento e raccontami una situazione apparentemente negativa da cui avresti potuto trarre un insegnamento positivo. (te lo prometto... non ti cadranno le dita se dopo aver letto questo articolo lascerai un commento)
A presto.
Davide Simonetti
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